
Eccoci….. 😀
Puntuali siamo puntuali. Hai notato l’orario di invio…?
Benvenuto alla edizione di Next Destination N°19.
Oggi approfondiamo un tema che ci sta molto a cuore e che è un pò il marchio di fabbrica di SmartAds.it.
Sì su certe cose siamo fissati e questa è una di quelle.
Le foto che pubblichi per vendere la tua camera d’albergo, i tuoi viaggi, le tue esperienze.
Le foto non sono tutte eguali e soprattutto alcune fanno scappare clienti mentre altre li attirano.
Sai distinguerle?
E poi si dice: “una foto vale più di mille parole”.
Già, proprio per questo non si capisce perchè una impresa turistica di rispetto debba pubblicare foto CONTROPRODUCENTI, cioè contrari a tutti i principi noti, rodati e validati del buon marketing.
Una foto può fare la differenza tra vendere e non vendere.
Non parleremo di come sfruttare le foto ma come saperle scegliere e anche crearle affinchè tu possa far vedere davvero il tuo prodotto.
Fatti un favore: non obbligare il tuo cliente a comprare il tuo viaggio al buio.
Non comportarti come il concessionario qui sotto…
Allora sei disposto ad investire 15 minuti per riflettere e chiarirti le idee su questo aspetto?
Magari da Lunedì investi qualche ora per verificare le foto che pubblichi e stilare nuove direttive ai tuoi collaboratori al riguardo.
Leggere per sapere.
Conoscere per decidere meglio.
Benvenuto a bordo. Procediamo verso la nostra Next Destination. Buona lettura.
Se tutto questo non ti interessa, sei troppo impegnato e non riesci a trovare soltanto 15 minuti… siamo felicissimi di non riempire la tua casella di posta per cui clicca sul pulsante qui sotto per salutarci.
Grazie in ogni caso e buon viaggio. 👋
CHE CONFUSIONE

Di cosa parliamo
C'è un bias silenzioso nel marketing turistico.
Un errore collettivo.
Una confusione tanto enorme che nessuno la vede.
Un'abitudine talmente radicata da essere diventata “normale”.
La chiameremo la confusione tra destinazione e prodotto.
Ed è devastante.
Ed è anche paradossale.
E oggi è questa la nostra… Next Destination.
Marketing turistico: tutto tranne il prodotto
Ti sei mai soffermato a riflettere sulle foto che pubblichi sul tuo sito e sui tuoi social? E se ti dicessi che ci sono buone possibilità che tu non stia mostrando il tuo prodotto e costringendo i tuoi clienti a comprare al buio?
Sembra quasi impossibile che un settore intero si comporti così.
Eppure accade ogni giorno, su migliaia di pagine social, con una coerenza quasi ammirevole nell'errore. Dalle piccole agenzie viaggi locali a qualche gigante mondiale del turismo.
Tutti fanno lo stesso errore?
Possibile?
Incredibile.
Ma segui il nostro ragionamento e correggici se sbagliamo.
Ma che bella strada, la compro (l’auto)!!
Entri in concessionaria.
Ampi spazi vuoti.
Luci soffuse. Eco.
Sembra una sala da ballo: completamente vuota.
Nemmeno un’auto.
Sulle pareti, fotografie mozzafiato: strade costiere in California, curve panoramiche sulle Dolomiti, tramonti infuocati sulla Route 66.
Il venditore ti si avvicina con un sorriso: "Bella, vero? Immagina di guidare lì."
Sì, bellissima.
"Quanto costa?"
"Trentamila euro."
Firma qui.
"E l'auto?"
"Quella la vede quando arriva."
Assurdo?
Certo.
Eppure ogni giorno migliaia di agenzie di viaggio vendono esattamente così: mostrano la destinazione e nascondono il prodotto.
Le foto le ha Booking. Le ha Google. Le ha chiunque. L'unica cosa che non ha nessun altro sei tu — l’appartamento dove soggiornerai, la tua guida turistica, la tua esperienza e proprio quella, il tuo itinerario specifico simile a tanti altri ma non uguale.
Ecco quello che dovresti mostrare.
Il Bias Invisibile: perché tutti mostrano la destinazione invece del prodotto
Proviamo a capire perché accade.
Un'agenzia vende un viaggio a New York.
Deve pubblicizzare l'offerta.
Cosa fa?
Cerca su Google "New York skyline."
Scarica una foto stock spettacolare di Manhattan al tramonto.
La pubblica.
Aggiunge una locandina con scritto:
"10 giorni tra NY, Niagara e Washington – Prenota ora."
Fine.
Ora fermiamoci.
Qual è il prodotto?
New York?
No.
New York esiste da sola. Non l'hai inventata tu. Non la controlli tu. Non la possiedi tu.
Il prodotto è:
Il tuo programma
Il tuo hotel
Il tuo ritmo
Le tue esperienze
Il tuo accompagnatore
Il tuo modo di organizzare.
Insomma il prodotto non è altro che il frutto del tuo lavoro.
Uno a New York ci può arrivare anche da solo ma se ci sono professionisti come gli agenti di viaggio è questo il momento più che mai per marcare la differenza.
Insomma dovrebbe essere chiaro a tuti a cosa serve un agente di viaggio.
Eppure mostri altro.
Perché?
1. Il bias dell'ovvietà
Si pensa: "Se vendo un viaggio a New York, mostro New York."
Ma chi cerca un viaggio a New York sa già che New York è bella.
Non sta cercando la conferma che la città esiste.
Sta cercando una risposta alla vera domanda latente:
"Perché dovrei partire con te?"
La foto stock non risponde.
Non risponde nemmeno se è bellissima. Anzi, più è bella e perfetta, meno sembra reale. Più è patinata, meno parla di te.
È un paradosso che il marketing visivo porta con sé: la perfezione estetica, applicata al posto sbagliato, produce distanza emotiva. Aliena invece di coinvolgere.
2. Il bias del "bello = efficace"
Si confonde l'estetica con la strategia.
Una foto oggettivamente bella non è automaticamente una foto che vende.
Il marketing non è decorazione.
È trasferimento di significato.
Una cartolina di Parigi fa sognare. Ma sognare Parigi non significa voler comprare il tuo tour di Parigi.
C'è una differenza abissale tra generare ammirazione e generare intenzione d'acquisto. La bellezza cattura l'occhio.
La strategia muove il portafoglio.
3. Il bias della comodità
Scaricare una foto è facile.
Produrre contenuti reali è difficile.
Richiede visione, organizzazione, professionalità.
E onestà, aggiungiamo. Perché mostrare il prodotto reale richiede di avere un prodotto di cui essere orgogliosi.
Se non hai un prodotto solido, nessuna immagine ti salverà.
Chi si nasconde dietro cartoline perfette, a volte non mostra il suo prodotto perché in fondo non è sicuro che regga il confronto.
È una forma di insicurezza che il cliente percepisce, anche senza saperlo razionalizzare.
Ma a parte ogni filosofia se ti comporti così stai rendendo la vendita molto più difficile. Stai chiedendo al tuo cliente di fidarsi oltre la soglia della… decenza.
Tutto bene se a te non frega nulla di vendere…
Il Paradosso delle Scarpe (che nel turismo è ancora più grave)
Noi di SmartAds.it usiamo spesso questa analogia.
Se entri in un negozio di scarpe:
Le vedi — Le tocchi — Le provi.
C'è corrispondenza fisica tra desiderio e oggetto.
Io desidero quelle scarpe: fatte in quel modo. Se chiudo gli occhi le vedo in ogni loro dettaglio, colore, riflesso ecc.
Nel turismo no.
Il viaggio è:
Intangibile. Futuro. Emozione differita. Esperienza non ancora vissuta.
Stai chiedendo a una persona di pagare migliaia di euro per qualcosa che non può vedere, toccare o provare.
E cosa fai?
Non mostri nemmeno il prodotto reale.
È come vendere scarpe mostrando una strada che puoi percorrere, un locale di lusso che puoi frequentare o addirittura una donna/uomo che potresti incontrare (e che si innamori delle scarpe e non di te…).
È vendere al buio.
Pensa a quanto sarebbe assurdo in qualsiasi altro settore.
Il concessionario auto non ti mostra la foto di una strada vuota. Il ristorante non ti manda una foto del campo di grano. Ti mostra il piatto. Nel turismo, invece, questo standard minimo non è ancora diventato norma.
Siamo l'unico settore in cui "fidati, poi vedrai" è ancora considerato un approccio accettabile.
E la cosa incredibile è che nel turismo questo viene considerato normale.
Solo a noi sembra assurdo?
La filosofia SmartAds: mostra la tua merce reale
Il principio è semplice, ma rivoluzionario.
Non vendi la destinazione.
Vendi il tuo modo di far vivere quella destinazione.
Se vendi New York, sei intercambiabile. Se vendi il tuo metodo per far vivere New York, sei unico.
Se vendi un viaggio a Lisbona:
Non pubblicare il panorama della città.
Mostra:
I tuoi clienti che attraversano l'Alfama
Il momento in cui brindano in un locale tipico
La guida che racconta una storia
La colazione reale dell'hotel che hai scelto
Il tramonto visto dal punto preciso incluso nel programma
La foto deve rispondere a una sola domanda:
"Che cosa succederà esattamente se compro questo viaggio?"
Se guardando l'immagine nasce un pensiero spontaneo:
"Anch'io voglio farlo."
Allora hai centrato l'obiettivo.
E nota la differenza psicologica: "Che bello, Lisbona!" è ammirazione passiva.
"Anch'io voglio farlo" è desiderio attivo.
Il primo non porta a nulla. Il secondo porta alla prenotazione.
Ogni scelta visiva dovrebbe mirare a generare il secondo tipo di reazione, non il primo.
Quel che resta delle cartoline
Oggi si parla di influencer marketing.
Ma da oltre 10 anni SmartAds.it parla di:
Mettere il turista al centro
Trasformare l'impresa in narratore
Documentare l'esperienza mentre accade
Non si tratta di imitare gli influencer.
Si tratta di capire cosa funziona nel cervello umano.
Si tratta di capire cosa funziona nel metodo degli influencers.
Quando vedo un paesaggio vuoto, ammiro.
Quando vedo una persona che vive un'esperienza, mi identifico.
E l'identificazione genera desiderio.
Il turista deve essere protagonista dell'immagine.
La destinazione è lo sfondo.
Questo è il ribaltamento concettuale.
Gli influencer non hanno inventato nulla.
Hanno solo capito, prima di molti marketer “esperti di viaggio e turismo”, come funziona la psicologia dell'emulazione.
"Se ci riesce lui, ci riesco anch'io."
È un meccanismo antico quanto l'umanità. Il marketing visivo efficace non fa altro che sfruttarlo con consapevolezza.
Perché è sbagliato vendere "a scatola chiusa"
Chi comprerebbe un'auto senza vedere l'auto?
Chi comprerebbe un divano senza provarlo?
E allora perché dovrebbe comprare un viaggio senza vedere:
Le camere
Gli ambienti
Le persone
I dettagli
Le emozioni reali
I luoghi reali e le modalità di svolgimento delle esperienze
Oggi il cliente arriva all'acquisto dopo aver già "vissuto" il viaggio decine di volte online. Ha visto video su YouTube.
Ha sfogliato profili Instagram. Ha letto recensioni.
Il suo livello di aspettativa visiva è altissimo. Ed è anche molto (troppo e giustamente) sospettoso.
Se la tua comunicazione è ferma alle brochure degli anni '90, il confronto è impietoso, anche se il tuo prodotto è superiore. La percezione precede la realtà. Sempre.
Ah già scusa, ora le locandine le fai fare a ChatGpt e allora sei all’avanguardia…
Il turismo è l'unico settore dove si è normalizzato il concetto di:
"Fidati, poi vedrai."
Nel 2026 non funziona più.
Non ha mai funzionato ma siccome la richiesta è immensa alla fine vivacchiano tutti (ma sempre meno). Perchè c’è sempre meno spazio per i non-professionisti della comunicazione e marketing e per gli “arrangiatori” (che nel nostro caso non sono musicisti).
Il cliente vuole trasparenza.
Onestà intellettuale
E questo significa che far vedere una bella foto patinata che non assomiglia al posto dove il tuo cliente andrà è scorretto e al limite…
Quando il tuo cliente arriva nel luogo o fa l’esperienza deve avere la sensazione di sapere già molto e il tuo sforzo è quello di essere trasparente nelle descrizioni (anche foto e video) e superare le aspettative che il cliente si è inevitabilmente creato.
“Mi aspettavo una esperienza di qualità, avevo letto e visto molte foto ma farla è stato bellissimo ed ha superato le mie aspettative. Bravi tutti”
Ma che meraviglia è un commento del genere?
Hai idea del valore che ha?
Sì, sì economico. Valore economico altissimo. Hai creato un tuo personale ambasciatore. Parlerà di te ogni volta che ne avrà l’occasione. Ti manderà altri clienti amici e parenti…
La Regola 40-40-20
Non ci sono regole d’oro, e nemmeno ricette magiche. Ma noi in SmartAds sintetizziamo l'approccio visivo in una formula concreta solo per dare una idea:
40% produzione professionale proprietaria (belle le foto con il cellulare ma queste sono un’altra cosa)
40% contenuti generati dai clienti (UGC) (foto non professionali, magari brutte ma VERE)
20% materiale spontaneo, autentico, reale (il resto del materiale prodotto con cellulare da chi può farlo senza sapere nulla nè di fotografia, nè di marketing, nè di comunicazione visiva)
Le foto stock?
Fuori.
Se la stessa immagine è usata da dieci siti, perdi unicità.
E se mi chiedi: “…e le foto gratis con l’intelligenza artificiale?”
Ti rispondo che hai letto troppo velocemente e distrattamente.
Bisogna essere onesti: quindi una foto fasulla non trasmette trasparenza nè infonde fiducia.
Con un prompt, chiunque può generare una foto perfetta di Manhattan al tramonto, con luci impossibili, zero difetti. Il risultato? Le immagini "perfette" diventano sospette. Standardizzate. Irrilevanti. In un mondo dove chiunque può produrre la perfezione artificiale, l'imperfezione autentica diventa il lusso. La foto un po' mossa del tuo cliente sul tram di Lisbona vale più di mille render AI.
Quindi vietato usare l’Ai per illustrare il prodotto.
Va meglio (e noi lo consigliamo e lo facciamo) per fare comunicazione, storytelling, raccontare il brand e la sua filosofia…
E oggi l'intelligenza artificiale ha reso questa problematica ancora più acuta.
Proprio per questo le immagini generate o stock diventano irrilevanti.
La differenza la fa ciò che è tuo.
Come si scatta una foto che vende un viaggio?
Qui entriamo nella professionalità vera.
Non è "fare una bella foto".
È costruire un messaggio.
1. Dalla caratteristica al beneficio
Non fotografare il letto king size.
Fotografa la luce del mattino che entra mentre un ospite sorseggia un caffè.
Non vendi un letto. Vendi relax.
Non fotografare il bus turistico.
Fotografa il gruppo che ride durante il tragitto.
Non vendi trasporto. Vendi condivisione.
Le caratteristiche descrivono. I benefici convincono. Le emozioni vendono.
Sono tre livelli distinti — e la maggior parte delle foto turistiche si ferma al primo.
La professionalità sta nel saltare direttamente al terzo.
2. Il volto è più potente del panorama
Il cervello umano è programmato per riconoscere volti.
Un tramonto è bello.
Un volto emozionato davanti a quel tramonto è magnetico.
La fotografia turistica efficace deve contenere:
Espressioni — Gesti — Sguardi — Micro-momenti
Non solo scenari.
Esiste una ragione neurologica precisa: il sistema mirror neuron. Il nostro cervello simula automaticamente le emozioni che vede negli altri.
Se vedo qualcuno sorridere davanti a un tramonto, il mio cervello anticipa già quell'emozione. Vedere un volto felice attiva in noi, letteralmente, un'eco di quella felicità.
È biologia, non marketing. Il marketing turistico intelligente si appoggia su questa biologia invece di ignorarla.
3. Autenticità controllata
La foto deve sembrare vera.
Non eccessivamente filtrata. Non plasticosa. Non irreale.
Ma deve essere scattata con competenza:
Luce studiata — Inquadratura pensata — Composizione coerente — Messaggio chiaro.
Autentico non significa improvvisato.
Significa reale, ma professionale.
E questa è una scuola di pensiero.
C’è anche un’altra scuola di pensiero su questo punto specifico e che rasenta il reportage fotografico di viaggio che è una specialità precisa.
Qui ti diciamo solo che è il prodotto foto e video più vicino alla realtà che esiste e che, dunque, restituisce al 100% il tuo prodotto.
Non c’è nulla di preparato o artefatto: il fotografo segue discretamente i tuoi clienti viaggiatori e li riprende in ogni fase cruciale dell’esperienza. Non ci sono set ma tutto è spontaneo. La bravura sta nel non interferire e nel catturare i momenti (perchè persì non c’è possibilità di ripeterli).
L'autenticità senza professionalità produce contenuti grezzi che comunicano trascuratezza. La professionalità senza autenticità produce contenuti plastici che non convincono nessuno. Il punto d'equilibrio, difficile da trovare e facilissimo da perdere, è esattamente lì: reale, ma curato.
4. Creare una Shooting List
Ogni viaggio dovrebbe avere una lista precisa di contenuti da produrre:
Check-in — Camera — Momenti conviviali — Dettagli gastronomici — Interazione con guide — Momenti emozionali — Backstage
Aggiungiamo: i micro-momenti di attesa.
La colazione prima della partenza. Lo sguardo fuori dal finestrino. L'imprevisto risolto con il sorriso. Sono quei dettagli inattesi che rendono un contenuto umano e credibile, perché raccontano che il viaggio non è uno spot pubblicitario ma qualcosa di vero.
Perché serviranno contenuti per mesi.
Senza archivio proprietario sei sempre costretto a ripiegare sulla cartolina.

Strategia, non decorazione
Non è marketing creativo. È strategia scientifica.
Ogni contenuto deve avere un obiettivo:
Generare attenzione — Segmentare pubblico — Aumentare permanenza — Creare retargeting — Portare a conversione.
Non si pubblica perché "è bello".
Si pubblica perché ha una funzione nel funnel.
Questo è il punto che distingue un improvvisatore (o arrangiatore) da un professionista.
Una bella foto pubblicata senza strategia è come un bel discorso tenuto in una stanza vuota. L'energia c'è. La competenza c'è. Ma nessuno riceve il messaggio.
Il ruolo della tecnologia (senza perdere umanità)
Video brevi per fermare lo scroll
Video lunghi per profilare
Sottotitoli obbligatori
SEO sulle immagini
Landing page con video esplicativi
Retargeting su chi guarda oltre 10 secondi
Ma tutto questo è potenziamento.
Non sostituisce l'elemento chiave:
L'esperienza reale.
Corporate Storytelling: ciò che le OTA non possono copiare
Le grandi piattaforme vendono destinazioni.
Tu puoi mostrare:
Il tuo volto — Il tuo team — Il tuo modo di lavorare — Il tuo accompagnatore — Il tuo metodo.
Questo crea fiducia.
E la fiducia è l'unica vera moneta del turismo.
Booking.com non ti accompagna. Non sa che hai paura degli aerei o che preferisci dormire fuori dal centro. Non ti chiama se c'è un problema. Non festeggia con te quando il viaggio supera le aspettative. Tutto questo sei tu. E tutto questo non si può scalare industrialmente. È il tuo vantaggio competitivo assoluto. Mostrarlo visivamente è il marketing più potente che esiste.
Etica Visiva
Ultimo principio. E forse il più importante.
Non promettere ciò che non è.
Mostrare la realtà protegge da recensioni negative. Protegge il brand. Costruisce reputazione.
C'è anche una ragione pratica, oltre che morale. Il cliente che acquista convinto da immagini irreali arriva con aspettative che non puoi soddisfare. La delusione è quasi matematica.
E nel 2026 la delusione si trasforma in recensione negativa, in post pubblico, in passaparola distruttivo.
Mostrare meno di quello che sei è un'opportunità sprecata.
Mostrare più di quello che sei è un boomerang.
L'unica strategia sostenibile è mostrare esattamente quello che sei, al meglio.
Il marketing non deve creare illusioni.
Deve amplificare valore reale.
La fine dell'era delle cartoline
La foto cartolina è rassicurante. È facile. È tradizionale.
Ma è anche intercambiabile.
Il futuro appartiene a chi:
Mostra il prodotto reale
Documenta l'esperienza
Trasforma il cliente in protagonista
Costruisce un archivio proprietario
Unisce creatività e strategia
C'è una distinzione sottile ma decisiva tra chi usa le immagini per decorare e chi le usa per comunicare. Tra chi pubblica per "esserci" e chi pubblica perché ha qualcosa da dire.
Il web è già pieno dei primi. I secondi sono ancora rari. E la rarità, nel marketing come nella vita, ha sempre un valore.
Non vendere New York.
Vendi il tuo modo unico di far vivere New York.
Perché la destinazione è di tutti.
L'esperienza organizzata da te no.
E la differenza tra chi pubblica cartoline e chi costruisce desiderio…
è la differenza tra chi spera di vendere e chi vende davvero.
Buon lavoro e buon viaggio verso la tua… Next destination 😄 💡




