Newsletter #50 — 26 settembre 2026
Eccoci, buon sabatooo….. 😀
Numero 50 (sì, cinquanta… e noi siamo ancora qui con la stessa voglia del primo).
E si avvicina il primo anno di pubblicazioni…
Oggi parliamo di Zuck e di Facebook, che ha deciso che se non paghi puoi pubblicare due link al mese. Due.
E questo dopo averci costretto a sorbire pubblicità a gogo e usa totale dei nostri dati o in alternativa pagare abbonamenti per avere “enormi” benefit.
Ma non ti facciamo l’ennesima lista di abbonamenti, quella l’abbiamo già fatta: oggi ti raccontiamo cosa succede quando un’azienda calpesta i suoi principi.
Netflix, Coca-Cola, Airbnb, Ryanair… storie vere, qualcuna finita bene e qualcuna molto male (molto male!).
Perché un colosso può permettersi di cambiare le regole a metà partita e continuare a incassare, tu invece no… e ti spieghiamo perché.
C’è anche un caso in cui contraddirsi si può, ma è un’eccezione e deve superare cinque domande precise.
Rallenta e rifletti.
Anche questo sabato:
leggi per sapere e conosci per decidere meglio.
Benvenuto a bordo.
Procediamo verso la nostra Next Destination.
Buona lettura.
Se tutto questo non ti interessa, sei troppo impegnato e non riesci a trovare soltanto 15 minuti… siamo felicissimi di non riempire la tua casella di posta per cui clicca sul link che trovi in basso e annullare la tua iscrizione.
Se ti piace “leggere”… con le orecchie, magari passeggiando o facendo sport, allora ti lasciamo con i nostri speakers ufficiali, Alessandro e Alessandra.
Meta cambia le regole a metà partita. Tu puoi permettertelo?
Meta può rompere una promessa e restare in piedi, perché è enorme e perché i suoi utenti non hanno un posto dove andare. Un hotel, un’agenzia di viaggi o un tour operator no: il tuo cliente cambia fornitore con un clic. Per un’impresa turistica la regola è la coerenza del brand. Contraddire un principio è un’eccezione, e funziona solo se passa cinque test precisi.
A metà settembre Facebook ha esteso a più Pagine un limite nuovo: due post con link al mese, per chi non paga un abbonamento.
Pochi giorni prima, il 15 settembre, Meta aveva lanciato la gamma di abbonamenti Meta One.
Nel comunicato c’è una frase da leggere due volte:
“The core experience across our apps and Meta AI has always been free, and that’s not changing”.
L’esperienza di base è sempre stata gratuita, e questo non cambia.
Stesso mese, stessa azienda: da una parte “il gratis non cambia”, dall’altra due link al mese.
Il principio che Facebook aveva scritto sulla porta
Per anni, sulla homepage di Facebook, sotto il modulo di iscrizione, c’era scritto:
“It’s free and always will be”.
È gratis e lo sarà sempre.
Ad agosto 2019 quella frase è sparita.
Al suo posto: “It’s quick and easy”.
Nessun annuncio, nessuna spiegazione, come ha ricostruito ABC News.
Non era un dettaglio: era il patto su cui milioni di persone e di imprese avevano costruito la loro presenza online.
Secondo il Widely Viewed Content Report di Meta, ripreso da Social Media Today, i post con un link esterno valevano il 9,8% delle visualizzazioni del Feed statunitense nel 2022, e l’1,3% nel primo trimestre 2026.
Prima si riduce quanto rende una funzione gratuita.
Poi si vende la possibilità di recuperarla.
La meta di Meta: promesse a metà.
Nel piano Meta One Advanced, da 49,99 dollari al mese, i link nei post e nei Reel compaiono proprio tra i benefici a pagamento (Meta, 15 settembre 2026). I piani uno per uno li abbiamo già analizzati nel numero dedicato agli abbonamenti Meta.
Qui la domanda è un’altra:
come fa un’azienda a calpestare un principio dichiarato e continuare a crescere?
E tu puoi fare lo stesso?
Perché Meta può permetterselo?
Guarda i conti: nel secondo trimestre 2026 Meta ha fatturato 60,8 miliardi di dollari, il 28% in più dello stesso trimestre 2025. E 3,6 miliardi di persone usano ogni giorno almeno una delle sue app, come riporta il comunicato sui risultati del secondo trimestre.
Nessuna fuga di massa, nessun crollo.
Il motivo lo aveva spiegato nel 1970 l’economista Albert Hirschman in Exit, Voice, and Loyalty.
Quando un’organizzazione peggiora, chi la usa protesta oppure se ne va.
E la fedeltà, o l’assenza di alternative, rimanda l’uscita.
La rimanda, non la cancella.
Un tour operator deluso da Facebook dove va?
TikTok ha un pubblico diverso, Instagram e WhatsApp sono comunque di Meta.
Quindi resta.
Pubblica meno, ci crede meno.
Ma resta.
I segnali della disaffezione intanto ci sono, solo che non stanno nei ricavi:
⇒ negli Stati Uniti Facebook era usato dal 71% degli adolescenti nel 2014-15, oggi dal 31%, e solo il 3% ci sta “quasi costantemente” (Pew Research Center, dicembre 2025)
⇒ in Italia il pubblico raggiungibile con le inserzioni Facebook è sceso del 2,6% in un anno, mentre Instagram è salito del 4,2% e TikTok del 6,9% (DataReportal, Digital 2026 Italy; da prendere con cautela, perché Meta ha cambiato il modo di misurare)
La fiducia non compare nella trimestrale.
Quando gli utenti se ne vanno davvero, il problema è già successo da un pezzo.
Attenzione: i numeri di oggi non dicono che Facebook morirà domani. Dicono che un colosso ha anni di cuscinetto tra la promessa rotta e il conto da pagare.
E tu puoi permetterti di fare lo stesso?
No.
Il tuo cliente non ha nessun costo per cambiare fornitore: apre un’altra scheda, confronta tre hotel, scrive a due agenzie. Nessun vincolo lo trattiene.
Tu non hai un marchio famoso da vent’anni. Hai una reputazione aziendale costruita cliente per cliente, recensione per recensione.
È un capitale vero, ma fragile. Si incrina con una sorpresa sul conto, con un servizio promesso e poi tolto, con una politica di cancellazione cambiata senza dirlo.
L’Edelman Trust Barometer 2025 dedicato ai brand, 15.000 persone in 15 Paesi (Italia esclusa), dice due cose che dovresti appenderti in ufficio:
⇒ l’80% delle persone si fida dei brand che usa, più di quanto si fidi del proprio datore di lavoro o del governo
⇒ per l’88% “mi fido di questo brand” è importante o decisivo nella scelta: esattamente come la qualità e il rapporto qualità-prezzo, anche loro all’88%
Tradotto: la fiducia non è un sentimento. È una ragione d’acquisto, alla pari del prezzo.
E la fiducia del cliente nasce da una cosa sola: la coerenza tra dire e fare, tra quello che prometti e quello che consegni. Questa, in pratica, è la coerenza del brand.
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, nei suoi Principles lo spiega partendo dall’etimologia: integrità viene dal latino integer, “uno”. Uguali dentro e fuori. Chi dice una cosa e ne fa un’altra non è “flessibile”. È doppio.
Ecco perché, per un imprenditore turistico, la regola è semplice e non ha asterischi.
Mantieni le promesse che hai fatto ai clienti.
Nel marketing la chiamano brand promise, la promessa di marca. La brand promise nel turismo è facile da riconoscere: è il motivo per cui un cliente sceglie te e non l’hotel accanto.
Chi si chiede come creare un brand di successo nel turismo parte spesso dal logo. Sbaglia punto di partenza: un brand si costruisce sulle promesse che sei in grado di mantenere.
Cosa succede quando anche i giganti tradiscono la propria identità?
Coca-Cola, 1985: 79 giorni per tornare indietro
Il 23 aprile 1985 Coca-Cola cambia la ricetta. Aveva fatto test di assaggio con quasi 200.000 consumatori, e la nuova formula vinceva. Il disastro arriva lo stesso.
Secondo la ricostruzione della stessa Coca-Cola, le telefonate al servizio clienti passano da 400 a 1.500 al giorno. Un dirigente riceve una lettera indirizzata al “Capo Dodo”.
L’11 luglio, dopo 79 giorni, torna la ricetta originale.
I test misuravano il gusto, non il legame con il marchio: Coca-Cola aveva toccato un pezzo di identità dei suoi clienti.
Starbucks, 2008: chiudere per tornare coerenti
Starbucks era cresciuta così in fretta da annacquare se stessa. Il 26 febbraio 2008 Howard Schultz, tornato alla guida, chiude per tre ore tutti i 7.100 locali negli Stati Uniti per rifare la formazione dei baristi sull’espresso.
La motivazione, riportata da NBC News, è una lezione di brand in una riga: bisognava rivedere gli standard di qualità “che sono il fondamento della fiducia che i nostri clienti hanno nel nostro caffè”.
Non un principio nuovo: il ritorno a quello di sempre.
Airbnb, 2022: la promessa e il conto finale
Questa invece è del tuo settore.
Airbnb era nata con una promessa semplice: un alloggio vero, spesso più conveniente di un hotel.
Poi sono arrivate spese di pulizia e commissioni, e il prezzo mostrato nella ricerca non era più quello pagato alla fine.
Il 7 novembre 2022 il fondatore Brian Chesky scrive pubblicamente “vi ho sentiti forte e chiaro” e annuncia che il prezzo totale comparirà fin dalla ricerca (TechCrunch).
Negli Stati Uniti è diventato legge: dal 12 maggio 2025 la regola della Federal Trade Commission sulle tariffe ingannevoli obbliga chi vende soggiorni brevi, agenzie di viaggio comprese, a mostrare subito il prezzo totale.
Quando l’incoerenza diventa un’abitudine di un intero settore, prima o poi qualcuno la mette per iscritto al posto tuo.
Quando si può contraddire un principio?
Esistono casi in cui rompere un principio è stata la scelta giusta. Sono eccezioni, e vanno lette come tali: hanno tutte qualcosa in comune, ed è lì la chiave.
Netflix, due volte: stessa azienda, esiti opposti
Nel 2011 Netflix separa il noleggio di DVD dallo streaming e, di fatto, aumenta il prezzo fino al 60% per chi voleva entrambi. Lo annuncia male, in fretta, senza spiegare.
Il fondatore Reed Hastings scrive ai clienti una lettera che comincia con “ho sbagliato” (NBC News). Non basta. A ottobre i conti dicono 800.000 abbonati persi negli Stati Uniti in un trimestre, e Hastings ammette di aver “danneggiato una reputazione guadagnata con fatica” (NBC News).
Nel 2023 Netflix fa qualcosa di ancora più contraddittorio. Nel 2017 aveva scritto sui social “Love is sharing a password”, l’amore è condividere una password. Sei anni dopo mette fine alla condivisione tra famiglie diverse.
Questa volta però lo annuncia paese per paese, offre un’alternativa (un utente extra a pagamento) e il catalogo nel frattempo è molto più ricco.
Ci sono cancellazioni all’annuncio. Poi arrivano i giorni con più nuove iscrizioni mai registrati negli Stati Uniti dalla società di analisi Antenna (CNN). Nel trimestre, 5,9 milioni di abbonati in più (Al Jazeera).
Stessa azienda, due promesse rotte.
Non è il “se” che ha deciso l’esito. È il “come”.
Apple, 1997: allearsi con il nemico, sul palco
Nel 1997 Apple è vicina al fallimento, e il suo nemico storico è Microsoft.
Il 6 agosto Steve Jobs sale sul palco del Macworld di Boston e annuncia che Microsoft investirà 150 milioni di dollari in Apple. Parte del pubblico fischia.
Jobs non si nasconde. Spiega, davanti a tutti: “Dobbiamo abbandonare l’idea che, perché Apple vinca, Microsoft debba perdere” (Stratechery, trascrizione del discorso). Per vincere, aggiunge, Apple deve fare un ottimo lavoro.
Il nemico di prima era un’abitudine. Il principio vero, fare prodotti eccellenti, restava intatto.
Ryanair, 2014: gentile per scelta, economica per sempre
Per anni Ryanair ha fatto della scortesia quasi un marchio. Nel 2013 arrivano gli avvisi sui profitti e le proteste degli azionisti. Nel 2014 parte il programma “Always Getting Better”: prenotazione in 5 clic invece di 17, posti assegnati, penale per la carta d’imbarco da 60 a 15 euro.
Secondo la ricostruzione pubblicata dall’Irish Times, a settembre 2015 i profitti previsti superavano 1,17 miliardi di euro, il 40% in più dell’anno prima. E Michael O’Leary, in una conferenza stampa: “Se avessi saputo che essere più gentile con i clienti avrebbe funzionato così bene, l’avrei fatto anni fa”.
Nota cosa ha cambiato Ryanair: il modo di trattare le persone.
E nota cosa non ha cambiato: le tariffe basse. Quello era il motivo per cui la gente la sceglieva.
I cinque test prima di rompere una promessa
Chi ne è uscito più forte ha rispettato le stesse condizioni, chi ha fallito ne ha saltata almeno una. Ecco le cinque domande da farti prima, non dopo.
1. È un valore o una pratica?
Jim Collins e Jerry Porras, studiando le aziende che durano da decenni, hanno descritto una regola precisa (Harvard Business Review, 1996): scopo e valori di fondo restano fissi, strategie e pratiche cambiano senza sosta. Ryanair ha cambiato una pratica, la scortesia, e ha tenuto il valore, il prezzo basso. Coca-Cola ha toccato il valore.
2. Il cliente ci guadagna o ci perde?
Netflix 2023 chiedeva di pagare per un servizio migliorato. Meta toglie efficacia a una funzione gratuita e poi la rivende. Chiedere di più per dare di più regge; togliere e far pagare per riavere consuma fiducia.
3. Lo stai dicendo apertamente?
Jobs sul palco davanti ai fischi, Hastings che scrive “ho sbagliato”, Chesky che dice “vi ho sentiti”. Dall’altra parte, uno slogan sparito senza una parola. Una contraddizione spiegata si può perdonare. Una fatta di nascosto no.
4. Si può tornare indietro?
Jeff Bezos, nella lettera agli azionisti Amazon del 2015, distingue le decisioni reversibili da quelle “a senso unico”, che vanno prese lentamente e con cura. Una promessa rotta ai clienti è quasi sempre a senso unico. Coca-Cola ha potuto rimediare in 79 giorni perché era Coca-Cola.
5. Stai misurando la fiducia o solo il fatturato?
Hirschman insegna che l’uscita arriva per ultima. Prima calano le risposte alle email, le recensioni spontanee, le richieste dirette, i clienti che tornano: cioè la fidelizzazione nel turismo, che vale più di qualsiasi campagna. Se ti stai chiedendo come fidelizzare un cliente, la risposta comincia da qui: mantenere quello che gli hai promesso. Se guardi solo l’incasso del mese, il segnale lo vedi quando è tardi.
Cinque sì: puoi valutare l’eccezione.
Anche un solo no: resta coerente.
Tre esempi dal tuo mondo
Casi costruiti per far vedere i test al lavoro, non storie di clienti reali.
⇒ L’agenzia che dopo anni di preventivi gratuiti introduce una quota di consulenza. È una pratica (il valore è la competenza), il cliente ci guadagna se la quota si scala dal viaggio prenotato, e va detto prima. Supera i test.
⇒ L’hotel che aggiunge una “tassa servizi” visibile solo al pagamento, o che cambia senza dirlo la sua politica di cancellazione. Il cliente ci perde e lo scopre di nascosto: la recensione negativa arriva la sera stessa. Non supera i test.
⇒ Il tour operator che toglie l’assistenza in viaggio inclusa e la rivende come extra. Se era il motivo per cui ti sceglievano, stai toccando il valore. Resta coerente, oppure lancia un prodotto nuovo e dichiaralo come tale.
“Le promesse ai clienti non sono come un listino. Il listino si aggiorna, la parola data si mantiene.”
— A.B.
Cosa fai con Facebook da lunedì mattina?
Chi cerca idee per pubblicizzare un’agenzia di viaggio pensa ancora per prima cosa a Facebook, e si chiede come pubblicizzare una pagina Facebook gratis.
Da questo mese il gratis ha un limite in più, e Meta ha tutto il diritto di metterlo: è casa sua.
Il problema nasce quando la tua impresa abita in casa d’altri.
⇒ Non abbonarti per riflesso. Prima di chiederti se Meta Verified conviene, o quale piano scegliere tra Meta Verified per aziende e Meta One per la pagina Facebook aziendale, devi sapere quanto traffico e quante richieste ti porta oggi Facebook.
⇒ Misura il traffico da Facebook sul tuo sito in Google Analytics 4, alla voce sorgenti di traffico: visite, richieste e prenotazioni dell’ultimo anno. Spesso il numero è molto più piccolo di quanto si pensi.
⇒ Usa i link nei commenti, per ora esclusi dal limite, e le Storie. Ma sono soluzioni tampone: le regole di oggi possono cambiare domani.
⇒ Sposta il valore su canali che controlli tu: il sito, l’email marketing, WhatsApp Business con i clienti che ti hanno già scelto. Ne abbiamo parlato nella guida su come aumentare le prenotazioni dirette, che vale per le prenotazioni dirette dell’hotel come per l’agenzia.
⇒ Controlla anche cosa paghi già. Se usi Facebook Ads nel turismo, per il tuo hotel o per la tua agenzia viaggi, verifica di non pagare clic falsi: abbiamo raccolto i segnali in Facebook Ads, bot veri e click falsi: come difendersi e ne abbiamo raccontato l’origine in Facebook e Instagram Ads: il grande inganno invisibile dei bot.
Il social media marketing nel turismo funziona ancora per farsi scoprire, per un hotel come per un tour operator.
Ma i social sono un canale di acquisizione, non un patrimonio aziendale.
Il patrimonio è la relazione diretta con il cliente, e la relazione si regge sulla coerenza.
Meta può permettersi di cambiare le regole a metà partita. Tu no.
Ma puoi fare una cosa che un colosso fa molto più fatica a fare: guardare in faccia i tuoi clienti e mantenere la parola.
Ti chiedo un esercizio di dieci minuti.
Scrivi le tre promesse che fai ai tuoi clienti, quelle vere, anche se non sono scritte da nessuna parte.
Poi chiediti: le stai ancora mantenendo tutte?
Ne hai cambiata qualcuna senza dirlo?
Se la risposta ti mette a disagio, sai già da dove cominciare.
Vale anche per noi, ed è giusto dirlo. Come consulenti di marketing turistico lavoriamo su tre fronti:
⇒ consulenza strategica, marketing per tour operator, hotel e agenzie, consulenza di comunicazione nel turismo
⇒ da partner tecnologico, la scelta del gestionale dell’agenzia viaggi o del CRM, l’intelligenza artificiale per agenzie di viaggio, le automazioni per PMI turistiche
⇒ la visibilità: sito, prenotazioni dirette, e come farsi trovare su ChatGPT oltre che su Google
Su tutti e tre la promessa è la stessa: ti consigliamo ciò che serve, non ciò che vende.
Un numero come questo ci obbliga a rileggerla.
SmartAds.it affianca imprese turistiche nel lavoro di strutturare e guidare la crescita aziendale. Operiamo come partner evolutivo strategico e tecnologico, aiutando le aziende a fare ordine tra decisioni, attività di marketing, comunicazione e processi digitali.
il team di SmartAds.it
Buon lavoro e buon viaggio verso la tua… Next destination 😄 💡
Domande frequenti
Facebook limita davvero i link a due al mese?
Sì: Facebook limita i link a due post al mese per un numero crescente di Pagine professionali che non pagano un abbonamento. Non è ancora Facebook a pagamento per tutti, ma per chi fa impresa il gratis si è ristretto. Il test è partito a dicembre 2025 ed è stato esteso a metà settembre 2026, insieme al lancio di Meta One. Restano esclusi i link nei commenti, quelli verso le app di Meta e le Pagine degli editori. Il numero di link disponibili cresce con il piano scelto.
Perché la coerenza del brand conta di più per una piccola impresa turistica?
Perché il cliente cambia fornitore senza costi. Un colosso ha anni di cuscinetto tra una promessa rotta e le conseguenze; un hotel o un’agenzia ne hanno pochi giorni: una recensione, un passaparola, una prenotazione che non torna. E la fiducia pesa sulla scelta quanto la qualità (Edelman 2025).
Quando si può contraddire un principio aziendale?
Quando tocchi una pratica e non un valore di fondo, il cliente ci guadagna, lo dichiari apertamente, hai valutato che la scelta è difficile da annullare e misuri la reazione dei clienti oltre al fatturato. Se manca anche una sola condizione, resta coerente.
Come gestire recensioni negative nate da una promessa non mantenuta?
Rispondi in fretta, in pubblico, senza giustificarti: riconosci cosa è andato storto e spiega cosa cambi. Poi cambialo davvero, perché la recensione successiva lo verificherà. Una risposta ben fatta la leggono anche i clienti futuri, e per loro vale più della recensione stessa.
Come si ricostruisce la fiducia dopo un errore?
Ammettendolo per primi e in modo esplicito, come Hastings con Netflix e Chesky con Airbnb. Poi correggendo la causa, non solo la comunicazione. Le scuse senza un cambiamento concreto sono solo un’altra promessa.






